- XXXI, Dei Cannibali –
Qui M vuole mettere in luce come l’imprevedibilità caratterizza l’esistenza umana ed è insuperabile; e lo fa mostrando l’analogia con la natura, con i grandi corpi naturali sempre in movimento, convulsi; specialmente l’indeterminatezza legata all’acqua (“furia delle acque”).
Per M ogni volta che vogliamo vedere un evento/cosa come dimostrazione di una legge, siamo in errore. Tutto è diveniente, quindi non si possono trovare forme fisse in cui la vita dovrebbe inscriversi. Questa cosa è un miraggio. Non è possibile prevedere qualcosa con certezza (eccezioni, vedi sotto).
Quando M descrive il movimento dei corpi naturali (che sembra staccato dal discorso precedente e dall’argomento del saggio, tipico del coq à l’ane, e del nascente manierismo), sotto le sue parole sta una linea interpretativa generale: così come il corso dei fiumi che travolgono tutto e il moto degli oceani, anche la vita dell’uomo si muove ed è nell’incertezza.
Dunque anche l’individualità è insuperabile: è fallace pensare di poter catturare, porre sotto una presunta normatività la vita singola di ogni individuo.
In ciò c’è una polemica con il Platonismo, visto come una modalità per mettere la vita in un reticolato teorico fatto di idee fisse; e in esso tutta l’esperienza cade sotto l’intelletto; tutto è riconducibile a qualche forma perfetta, anzi tutto parte da lì, per poi giungere, attraverso successive ramificazioni, all’empiria. E niente resta fuori: tutto è catturato nello schema.
Anche Aristotele aveva polemizzato proprio su questo punto (il sostrato).
Quindi, non è possibile fare previsioni a causa dell’incertezza costituiva della realtà (vista come natura).
Quando M nel Delle Carrozze farà una sorta di previsione, sarà perché le evidenze storiche che lo circondano mostrano che lo scontro vecchio-nuovo mondo ha prodotto un conflitto che pare insuperabile. Qui abbiamo un M apocalittico; c’è un senso degli “ultimi giorni”, per cui il tempo ci sarà ancora, ma il tempo storico non procederà, perché non ci sarà una maturazione. Per M noi abbiamo perduto il senso del rapporto con la vita perché per noi tutto è INTERPRETAZIONE (diversamente dai primitivi; è questo che M vuole dire quando elogia il nuovo mondo e critica il vecchio; non è primitivista, o meglio, laddove sembra esserlo, questo è il senso della sua critica).
Per questo Montaigne piaceva a Nietzsche; M tratta dell’ermeneutica del GIA’ VISTO e GIA’ DATO; per M, la vita dei sui contemporanei è un commento del commento, all’infinito (anche nell’Amleto si parlava di questo!). Il fatto di vivere di interpretazioni fa raggrinzire, rinsecchire le persone e le loro menti. Dice M: “..noi non raccontiamo mai le cose come sono”; cioè non parliamo mai della materia originaria.
[…e qui la domanda filosofica è: esiste una materia originaria? E dei fatti originari? Primo Wittgenstein, Vienna 1919, asserzioni protocollari]
A questo tema si collega l’idea di M di inserire un INTERMEDIARIO a cui far raccontare i costumi dei popoli americani; e a ciò è a sua volta collegata la questione dell’ignoranza come “garanzia di verità”.
Esso è però un espediente di M, e fa parte del discorsetto che egli fa per abbellire la descrizione dei Tupinamba e dei Guaranì (Indios); anche la stessa descriz che ne fa non è precisa e veritiera; tutto il discorso sulle parole che gli indios non conoscono è anch’esso funzionale allo scopo di M, che è criticare la sua società.
Con l’idea dell’intermediario, M glorifica il “servo” che essendo ignorante è più immediato, dice le cose come le ha percepite, più direttamente; è lontano da tutte le interpretazioni di cui si è detto prima.
In realtà M non ha mai avuto un servo come questo, gli serve di appoggio, per garantire la veridicità di ciò che va ad affermare sugli Indios; [usa il modello che aveva usato Lery nella sua descriz della Francia Antartica.]. Anche la Canzone del Prigioniero è interpretabile in questo senso; è una finzione, un artificio.
Lo stesso accade a proposito dei Cannibali, quando Montaigne dice:
“…le parole avarizia, dissimulazione, perdono e colpa non esistono presso quelle popolazioni (i Tupi)…”.
Qui Montaigne mente. Vuole dare una descrizione di quelle popolazioni che sembri perfetta, perché in quel momento gli interessa giocare una certa parte, mostrare i limiti della società europea in confronto a quella americana. Più oltre dirà tutto il contrario (nel Delle Carrozze mostrerà le analogie con moltissimi usi europei)! M lo fa spesso, e troviamo delle parti o delle testimonianze di personaggi completamente inventate. Si tratta di recit letterari, e a volte si nota ed è stato notato; comunque M lo fa appunto perché vuole dimostrare la sua tesi nel modo più convincente possibile, usando la letteratura per farci comprendere la sua idea della realtà storica, di quello che stava accadendo nel nuovo mondo.
Vuole influenzare il lettore e la sua visione dell’americano cambiando la genealogia stessa dell’americano, per mostrare come la sua visione sia diversa da quella comune; e questa è una funzione della letteratura.
Il prigioniero che apostrofa i carcerieri dicendo “mangiatemi pure, mangerete così anche i vostri antenati che io ho mangiato!” dà l’idea di CULTURA come BANCHETTO CANNIBALE. Cosa che si ritrova anche in GIRARD (La Violenza e il Sacro), secondo cui ogni tribù ha bisogno di qualcuno da immolare per scaricare la violenza insita nella comunità.
“Ognuno chiama BARBARIE tutto ciò non rientra nei suoi USI”. (272)
Questa affermazione è centrale. Significa che il nostro riferimento per la verità è l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi del paese in cui ci troviamo a nascere e ad essere educati.
Montaigne capisce che la verità è qualcosa di contingente; e , come detto all’inizio, non c’è elemento che abbia stabilità tale da poter essere oggetto di giudizio.
Gli uomini stessi infatti sono esseri contingenti, NON NECESSARI e “CONVULSI”, come i fiumi e i grandi corpi naturali.
Siamo movimento, viviamo solo di PASSAGGI, rappresentazioni che si incastrano nella pluralità di istanti del tempo. Non è possibile quindi erigere un paradigma perfetto, verticale, che ci serva come criterio di per giudicare tutte le cose.
Per M, la nostra PERFEZIONE sta proprio nell’essere imperfetti ( àNietzsche); l’individuo non si compie mai, bensì DIVIENE; così anche la società non è stabile.
L’uomo è una specie aperta (=/animale, specie chiusa, seguono progetto e finalità fissate, ripetono); non ha finalità fisse, tutto quello che l’uomo fa lo può subito dopo distruggere; anche le società riflettono tutto ciò, non sono mai fisse, non si compiono mai, sono aperte e divengono sempre, perciò non si possono fissare in teorie e schemi. [tutto ciò è diverso dell’idea spinoziana del conatus, che spinge le cose e gli uomini a conservarsi, a voler vivere…]
Questa definizione che M dà di uomo e di società (contingenti e non fisse né necessarie) è dirompente: rompe tutto un sistema di coerenze sociali, antropologiche, mina alla base un grande edificio su cui erano fondati gli assunti dell’epoca (valori assoluti).
Affermare la CONTINGENZA ha molte interessanti conseguenze teoriche: ad esempio si mette in discussione il corpo del re (e la sua dualità: “il re è morto, viva il re”); si smaschera il linguaggio fasullo della regalità, grazie al quale i tiranneggiati hanno perso il contatto con ciò che potrebbe anche essere ALTRO; i sudditi i sono assuefatti allo stato di cose per cui c’è il re e quando muore se ne fa un altro, e pensano che non ci sia nient’altro all’infuori della regalità; si fa loro dimenticare che esisteva e può ancora esistere una diversa dimensione, quella della libertà (e questo era il tema de La Servitude Volontaire di La Boetie). Niente di tutto questo è necessario: la società e i modi di vita sono contingenti.
Montaigne è stato interpretato da molti come primitivista (Marx): ok, ma in realtà non è che lui accetti la società dei cannibali; la sua posizione è complicata, soprattutto perché dal testo non si riesce a costruirne una unitaria; per M la sua società non va bene, ma condanna poi anche quella primitiva.
Ma Montaigne è un LETTERATO POLITICO: vuole far passare una diversa genealogia dell’idea dell’America per condannare quella affermata dai suoi contemporanei, che era un’idea di violenza. M polemizza fortemente con la sua società, condannando i modi di vita europei e il fatto che il primo rapporto che essa ha avuto con il nuovo mondo sia stato di violenza e sopraffazione invece che di confronto o riflessione.
à Il modello della società europea che M critica è un modello che ha ormai finito il suo compito, perché è solo capace di camminare sugli stessi passi, di interpretare, e continuando in questo modo non c’è sviluppo, maturazione, via d’uscita; in questo senso “resta solo l’APOCALISSE”.
Per M l’America è un “fatto retroattivo dell’Europa”. L’America era un fatto nuovo, dove viveva un’umanità diversa e nuova e che poteva arricchirci se noi non li avessimo “accolti” così, con la violenza.
Per questo M vuole qui abbellire i modi di vita degli indios, e questo è propriamente un artificio, M sta facendo letteratura e segue uno scopo preciso. Anche quando in 278 sembra dire che esistono regole della RAGIONE che hanno vita transtorica, che supera il qui e ora, perché codificate a un livello più alto…; anche qui si tratta di un gioco. M vuole far vedere che quell’idea di ragione è astratta!
Infatti, poco dopo dice che “…confrontandoli (gli indios) con noi stessi, noi li superiamo in barbarie”. M non crede a un’idea astratta di ragione. Tutto va ricondotto alle SENSAZIONI, le uniche a darci un criterio minimo. Le nostre rappresentazioni delle cose sono tutto ciò che abbiamo, e sono vivide e inequivocabili; tuttavia in esse non c’è menzogna, perché esse non sono né V né F; noi soffriamo se ci picchiano con un bastone, e così gli animali. Le mie PERCEZIONI sono frutto di una CAUSALITA’ PREFERENZIALE che va oltre il nostro giudizio; i giudizi sulle percezioni sono singoli e non dicono mai il falso; ma ciò non toglie che le sensazioni cambiano continuamente a seconda dello stato di chi percepisce.
Nessun commento:
Posta un commento