Il ritorno del totemismo nei bambini (Freud, Totem e Tabù))


Sappiamo che al fondo di TT c‘è una ipotesi su come e perché si sono costituite le religioni, come è stato possibile in termini psicologici che l‘uomo abbia a un certo punto creato gli dei, popolato il mondo e poi i cieli di esseri soprannaturali. E F per capirlo parte dalla psicologia del fanciullo, perché gli eventi decisivi della vita psichica avvengono nell’infanzia per poi essere rimossi e gettati nell’inconscio, ma possono ritornare.

L’analisi di F prende spunto dalla psicologia del fanciullo, perché gli eventi decisivi della vita psichica dell’uomo che lo portano poi alle scelte e attività della vita adulta avvengono nell’infanzia. Nell’inconscio dell’adulto, dove questi eventi sono stati cacciati, c’è traccia di tutte le manifestazioni che hanno colpito il bambino. Esse sono importanti perché il bambino fa più fatica dell’adulto a difendersi da queste impressioni (di affetti, odio, ecc), e non riesce a distrarsi dal trauma che lo colpisce; l’adulto invece è capace di distrarsi spostando la libido su altri oggetti. Il bambino NO: il suo mondo è chiuso, si limita alle figure di padre e madre, e questo ha un effetto totalizzante, come totalizzanti sono gli affetti ed emozioni che prova per loro. Per qeusto davanti a un trauma il bambino si fissa (=non ha la possibilità di “diluirlo”, di prendere in considerazione altri aspetti che rendono meno potente quel trauma; ogni volta è come se crollasse il mondo). Se il trauma lo colpisce molto presto, il bambino rimane fissato al trauma, e tale fissazione rimane anche in futuro: avrà minor capacità di superare altri traumi da adulto.

Ora, la religione ha una forza affettiva: consiste in obblighi, comandamenti, divieti. Essa può essere imposta/introdotta nella psiche umana solo nell’età infantile; infatti il terrore per un tabù/divieto (come qlcs di inspiegabile o senza ragioni) è presente solo nell’infanzia, ed è una fissazione come quella del nevrotico. Quindi la RELIGIONE è per F da legare a un particolare TRAUMA che ha colpito l’umanità in una fase precedente del suo sviluppo, una fase infantile.

Non è stato un processo lento, ma una sorta di big-bang, il momento in cui una umanità bambina ha subito un trauma e da lì ha sviluppato in risposta ad esso la religione. si tratta di una creazione appartenente a una fase infantile, e che però l’uomo non ha più abbandonato pur essendo ormai nella fase adulta.


Il TOTEMISMO è per F la religione al suo stadio nascente; elementi totemici sono rintracciabili in ogni religione. F quindi si interessa del totemismo perché scoprendo come è nato si potrà sapere come è nata e con quali elementi psicologici è spiegabile la RELIGIONE. F avvicina poi il totemismo a una fase psichica infantile, spiegandolo come una manifestazione sociale di un evento psichico infantile, che si ripete a livello individuale in ogni infanzia (fase totemica nei bambini); da questa ipotesi sulla nascita del totemismo, F farà un’ulteriore ipotesi sulla nascita della religione.

Dove cercare la religione / il totemismo? In forme della vita psichica dei bambini.

Il bambino attraversa una fase totemica: la figura paterna e le sue caratteristiche vengono proiettate su un animale: l’animale viene visto come un sostituto del padre (casi di bambini con fobie da animali, vedi 150).

Come è nato il totemismo? Le teorie possibili sono (nominalistiche, sociologiche, psicologiche) (…)

La teoria di Freud sull‘origine del totemismo e anche delle religioni (165) si basa su tre ipotesi o assunzioni preliminari:

(1) l‘ipotesi darwiniana sulla condizione primordiale della società umana,

(2) l‘interpretazione che la psicanalisi dà del totem (=padre),

(3) e la realtà del pasto totemico, documentato da Robertson Smith.

Freud parte da Darwin (1), considerando come gli uomini sono vissuti in epoche precedenti. In base a osservazioni etologiche, che sono il punto di partenza, si nota che i mammiferi non sono sessualmente promiscui; i maschi mostrano di essere gelosi.

Allo stesso modo, gli uomini primitivi avevano tante donne, che custodivano e proteggevano gelosamente dagli altri. Secondo Darwin “In ogni orda primitiva si ha un solo maschio: quando i giovani maschi crescono, combattono tra loro e se sconfitti devono uscire dal gruppo e crearne un altro”

Atkinson “Se i maschi dovevano andarsene e allontanarsi dal padre geloso, allora questo faceva sì che i fosse effettivamente ESOGAMIA”. Questo però non spiega il divieto, cioè come si passò da una situazione di fatto ad una di diritto.

Un altro elemento (2) che si aggiunge all’analisi di F è la nevrosi fobica riscontrabile in molti bambini verso degli animali, che si presentano come eviratori: i bambini hanno paura che l’animale divori loro l’organo sessuale. E nello stesso momento i bambini si identificano anche con quell’animale. Hanno cioè verso di esso un atteggiamento ambivalente. Questo si spiega se vediamo l’animale come il sostituto del padre: verso di esso come verso il padre c’è una carica affettiva duplice (l’ambivalenza). (154)

Il TOTEM, l’animale totemico, è quindi il padre (più precisamente, come vedremo, il padre geloso dell’orda primitiva); questo trova conferma nelle due tendenze opposte verso di esso (padre eviratore che caccia i figli vs padre “buono” che protegge e porta a casa il cibo) che corrispondono ai TABU’ su di esso (non uccidere il totem-padre e unioni sessuali fuori dal totem) e ai desideri primordiali del bambino, rimossi nell’adulto (il complesso edipico: come sopra, ambivalenza vs il padre: amore ma anche odio perché preclude l’accesso alla madre desiderata).

Ma c’è un altro elemento (3), decisivo per capire la religione totemica, e F lo prende da Robertson Smith (Lectures on the Religion ef the Semites, 1889): il PASTO TOTEMICO e il SACRIFICIO.

Il SACRIFICIO in origine non era fatto per privarsi di qualcosa, non era un’offerta (queste sono idee posteriori). Il significato originario era quello di uccidere, scannare, linciare una vittima tutti INSIEME per poi mangiarla; quindi il sacrificio era un atto cruento, e l’uomo religioso è un uomo che agisce nel senso che uccide (in tedesco hopf, uccidere, ha la stessa radice latina di fare).

Robertson Smith nota che tuttte le religioni hanno avuto sacrifici, e questi sono sempre atti cruenti, e conclude quindi che il PASTO SACRIFICALE (ovvero uccidere tutti assieme l’animale totemico proibito e divorarlo) è un elemento fondamentale della religione in generale. A cosa serve? Per RS il mangiare assieme ha significato di rafforzare i legami della comunità, il legame sociale (KINSHIP, comunanza, vicinanza tra i membri dello stesso clan): chi mangia con me è del mio stesso gruppo/clan/famiglia.

L’elemento del TUTTI ASSIEME nell’uccisione e pasto sacrificale è centrale, e viene sottolineato anche da Durkheim (che F legge poco e senza approfondire): innanzitutto uccidere insieme deresponsabilizza il singolo (non si sa mai se si è dato apporto effettivo alla morte della vittima, vedi lapidazione o plotone d’esecuzione dove c’è sempre un fucile caricato a salve); ma soprattutto l’agire tutti insieme moltiplica la mia singola emotività rendendomi parte di un gruppo ampio di persone uguali a me in quell’aspetto.

Il pasto totemico dimostra proprio qui che le religioni sono un fatto collettivo, SOCIALE (Durkheim), e la religione non nasce e non è tale se non interpreta i BISOGNI di una MASSA; non esiste una religione “privata” (una cosa simile è solo una ossessione) perché la religione è un fenomeno collettivo, risponde all’esigenza fondamentale di moltiplicare l’emotività del singolo, che quando compie un’azione, qualunque essa sia, sa di non agire da solo.

La RELIGIONE non è, come ingenuamente è stato sostenuto, un inganno di un gruppo ristretto di furbi, bensì è il prodotto di una immaginazione collettiva, che nasce da una dinamica che ha una immediata valenza sociale, e proprio da questo trae la sua forza (che infatti le ha permesso di durare così a lungo).

A questo elemento si aggiunge il fatto, apparentemente inspiegabile, della trasgressione “comandata” del tabù sul totem: è PROIBITO uccidere l’animale totemico, ma è POSSIBILE ucciderlo e mangiarlo una volta, in modo solenne , tutti assieme, per poi compiangerlo e ripristinare il divieto.

Si ha qui una chiara AMBIVALENZA emotiva verso il totem, e F la riconduce alla stessa ambivalenza che si ha verso il padre. Come abbiamo visto nel cap. 1, l’AMBIVALENZA è un fatto originario che sta alla base di tutti i divieti/ disposizioni / usi della religione. Essa dà luogo a emozioni potentissime e a reali fatti cruenti. F la ritrova anche nel mito, di cui può costituire la spiegazione psicologica: nel mito di Edipo, ad esempio, vi sono impulsi originari che non sono inventati o fantastici: è un fatto che tutti i MITI della Terra ci mostrano una serie di incesti, uccisioni,gelosie fortissime e violente. F prende tutti questi fatti molto sul serio: non sono storie di fantasia o esagerazioni (o archetipii/idee come per Jung) ma FATTI REALI, anche se raccontati in modo particolare e proiettati su uno sfondo soprannaturale. I MITI per F non hanno a che fare tanto con arte/bellezza ma sono una sorta di cronaca nera, fatti realmente accaduti e che accadevano normalmente, poi trasfigurati in mito con varie aggiunte soprannaturali. Le terribili passioni che si scontrano nella mitologia come nella tragedia greca rappresentano eventi reali, dinamiche totalmente umane, la naturale espressione del conflitto tra pulsioni nella psiche che rappresenta la normalità nell’uomo: l‘ambivalenza emotiva è alla base della vita psichica.

È qui che F può avanzare la sua ipotesi centrale, che collega assieme tutte le altre osservazioni:

Alla base della MITOLOGIA, e della RELIGIONE c’è un OMICIDIO. nell’orda primordiale darwiniana i fratelli scacciati si riuniscono e riescono a sopraffare e UCCIDERE il padre. All’inizio della religione c’è un PARRICIDIO. I fratelli uccidono tutti assieme il padre che era allo stesso tempo invidiato/amato e temuto/odiato: uccidendolo e mangiandolo i fratelli completano la voglia di identificarsi con lui. L’uccisione del padre fu la prima FESTA dell’umanità, ma era destinata a durare poco.

L’AMBIVALENZA era potentissima, e una volta dato sfogo a uno dei due sentimenti contraddittori, accanto alla felicità per l’uccisione si scatena il SENSO DI COLPA (RIMORSO), che genera paura e OBBEDIENZA RETROSPETTIVA. Per questo F dirà che “la religione nasce dal senso di colpa dei figli”. La figura del padre temuto viene introiettata, la paura e il senso di colpa vengono introiettati come quello che sarà poi il Super-Io: i fratelli si autoimpongono quello che il padre imponeva loro quando era in vita, ossia l’incesto, e si proibiscono anche di ripetere l’uccisione. I fratelli si proibiscono spontaneamente quello che prima era loro proibito e imposto dall’esterno.

È questa l’origine del totemismo e dei tabù: il divieto di uccidere il padre viene poi esteso a tutti anche per ragioni di convenienza sociale e di sopravvivenza, ma la sua origine resta non razionale ma affettiva; la nuova società dei figli non può sopravvivere senza introdurre un ordine, garantito dall’obbligo dell’esogamia e dal divieto di uccidere; ma il divieto dell’incesto è frutto dell’introiezione dell’autorità paterna che imponeva quel divieto.

Il PASTO TOTEMICO presente in ogni religione è allora la commemorazione e ripetizione di quell’originario parricidio, è un’altra festa che ricorda quella prima con cui la religione e anche la società hanno avuto inizio. La religione totemica, con le sue norme di comportamento, e la società ad essa connessa, ebbero inizio con il senso di colpa del figlio: è questo che permette anche oggi alle religioni di funzionare.

L’evento dell’uccisione del padre è presente a livello filogenetico ed è reale in quanto ripercorso nella storia psichica di ognuno (ontogenetico), perché comune a tutti e reale è l’ambivalenza verso di lui (che normalmente colpisce e si nota quando il padre/parente caro muore e i sentimenti opposti esplodono).

Per riconfermare e unire di nuovo in comunità la società si deve ripetere un sacrificio che ricorda l’antica uccisione; è un momento di riaffermazione dell’ identità comunitaria.

Da qui F vuole anche spiegare l’origine della religione cristiana, partendo dal fatto che: dio è il sostituto del padre; e la religione è nostalgia del padre, tentativo di recuperare un rapporto con lui. Ma è anche vero che il cristianesimo è la religione del Figlio, prende il nome da un figlio; e ha anche altri elementi da spiegare.

Freud, Totem e tabù

TOTEM e TABU'
….sono due termini dell’antropologia

TOTEM = progenitore animale di una stirpe o clan, da cui si presume che essa abbia avuto origine (es. aborigeni e totem del canguro); è qualcosa che non ci è familiare, riguarda popoli molto lontani da noi;

TABU’ = nome dato dai selvaggi a un divieto assoluto, proibizione assoluta che somiglia al nostro imperativo morale kantiano; una cosa tabù è sacra in senso negativo, cioè intoccabile, impensabile, ecc; ed è un concetto che ci è più vicino e familiare.

La tesi di TT è che la nascita di questi due concetti può essere spiegata a partire dall’analisi della vita psichica dei nevrotici; F trova fenomeni psicologici nei suoi pazienti che ricordano moltissimo questi due concetti. Se questo è vero, allora il nevrotico esprime stati affettivi che un tempo erano stati propri di tutta l’umanità. Nella storia dell’umanità può esserci stato uno sviluppo che parte dal totem e dal tabù per arrivare a concetti più evoluti. E nel nevrotico (così come nel selvaggio dei giorni nostri) questa evoluzione è stata spezzata: il nevrotico continua a ritornare, regredire a uno stadio infantile, così come i popoli selvaggi sono bloccati in una fase infantile, fissati in uno stadio della vita psichica che noi (l’adulto contemporaneo sano) abbiamo superato. Si tratta di atavismo, ossia mancato sviluppo, regressione, fissazione a epoca psichica precedente; l’esempio è il fatto che gli aborigeni hanno la nostra stessa età storica degli altri uomini sulla Terra, eppure sono fermi a usanze primitive.

Al fondo di TT c‘è una ipotesi su come e perché si sono costituite le religioni, come è stato possibile in termini psicologici che l‘uomo abbia a un certo punto creato gli dei, popolato il mondo e poi i cieli di esseri soprannaturali. E F per capirlo parte dalla psicologia del fanciullo, perché gli eventi decisivi della vita psichica del bambino vengono portati nella vita adulta sottoforma di inconscio, e possono ritornare).

Nota sul “pregiudizio occidentalista” di F in TT:
F distingue qui tra naturvoelkl e kulturvoelkl, e questa distinzione non ha molto senso agli occhi dell’antropologia culturale attuale; infatti ciascun popolo sviluppa la sua civiltà in modi e direzioni diverse, e non ce n’è uno più giusto; l’assunzione fondante dell’antropologia è che il nostro punto di vista è relativo non possiamo giudicare qualitativamente le popolazioni dal nostro p. di vista.
Ci sembra che F in TT abbia un “pregiudizio occidentalista”, per cui si dovrebbe portare la civiltà dove essa non c’era, e per cui c’è una visione di progresso in un solo senso, ecc; F chiama selvaggi le civiltà con usi giudicati primitivi, e questo oggi può sembrare quasi scandaloso dopo tutte gli sforzi dell’antropologia nella direzione contraria. È così, ma d’altronde F condivide questa visione con tutti i suoi contemporanei.
Inoltre quello che davvero gli interessa non è la definizione di selvaggio in senso razzista o simili giudizi.
F vuole mettere in luce come la vita affettiva e le forme di pensiero dei selvaggi siano anche in noi, appena sotto il labile strato di civiltà (kultur), e una dimostrazione la si avrà con la guerra, che getterà nuovamente l’uomo in uno stato che si pensava superato, lo fa regredire alla barbarie dell’uccisione e della ferocia animale. F mostra che la nostra distinzione-differenza dai selvaggi è più piccola di quanto si pensi : non si può tracciare una linea evolutiva che va dai selvaggi all’uomo contemporaneo.

Il percorso concettuale di F è il seguente: prima mostra che il selvaggio è nevrotico; poi mostra come anche noi non possiamo evitare di diventare nevrotici, proprio e specialmente a causa dello sforzo di civiltà; infine conclude avvicinando noi al selvaggio e ai suoi comportamenti (tabù, ecc) che sono assimilabili ai nostri comportamenti nella società, civiltà (nevrotica, appunto).