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[ nb: GRUPPO=INSIEME DI LEGGI E RELAZIONI (=modello, teoria). GLI SPOSTAMENTI FORMANO UN GRUPPO. (-->teoria dei gruppi di Klein) ]
L’esperienza svolge un ruolo indispensabile nella genesi della geometria (cioè il modo in cui sorge in noi l'idea di una certa geometria e non di un’altra). Ma non per questo si può concludere che la geometria sia una scienza sperimentale, pochè in tal caso sarebbe approssimativa e provvisoria.
La geometria è sì lo studio dei movimenti dei solidi, ma non dei solidi naturali; ha per oggetto dei solidi ideali, assolutamente invariabili, che non sono che un’immagine dei primi, semplificata e molto lontana.
La nozione di questi corpi solidi ideali invariabili è interamente frutto della nostra mente; l’esperienza ordinaria è solo l’occasione che la fa emergere (rispetto ad altre a cui saremmo meno abituati, per via delle caratteristiche differenti della nostra comune esperienza).
Quindi, oggetto della geom è lo studio di un GRUPPO particolare (=insieme di leggi e relazioni); ma il concetto generale di gruppo non è una forma della ns sensibilità, bensì una forma del nostro intelletto; cioè preesiste nella nostra mente. Poichè abbiamo normalmente a che fare con un’esperienza che ha certe caratteristiche e non altre, tra tutti i gruppi possibili dovremo sceglierne uno, quello che è il più comodo per rapportare/descrivere/spiegare i fenomeni naturali (del nostro mondo e della nostra esperienza). In questo senso è l’esperienza che ci guida nella scelta, ma non ce la impone. Infatti non ci dice (ed è insensato chiederselo) quale sia la geom più vera, ma ci dice qual è quella più comoda. Il nostro è un mondo euclideo. Cioè PER NOI LA GEOM EUCLIDEA è e resterà sempre la più comoda (perchè è la più semplice in sè, e perchè si accorda bene con le proprietà dei solidi naturali, corpi che tocchiamo e che ci sono ben percepibili e familiari, e con quali costruiamo i nostri strumenti di misura. (cfr: 87)
È possibile immaginare e costruire mondi di fantasia (non euslidei, a quattro dimensioni....) e descriverli tuttavia in termini geometrici, cioè senza smettere di usare il linguaggio della geom ordinaria. Non è necessario cambiarlo nemmeno se fossimo trasportati in simili mondi. Esseri educati in questi mondi troveranno più comodo costruire una geometria differente dalla nostra, che meglio si adatti alle loro impressioni.
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il problema è capire da dove ci viene la nostra nozione di spazio, e se essa sia davvero tridimensionale, e in che rapporto sta con lo spazio propriamente geometrico rispetto allo spazio rappresentativo. Dire che ci rappresentiamo gli oggetti nello spazio non è del tutto corretto, serve un’analisi approfondita dello spazio come ci appare e delle proprietà che invece ha quello propriamente geometrico. (dire così dà per scontata la preesistenza della nozione di spazio, nel quale noi dobbiamo slo proiettare” i corpi esterni”.) Innanzitutto lo spazio geometrico (che è l’oggetto della geometria) ha le seguenti caratteristiche/proprietà: è continuo; è infinito; ha tre dimensioni; è omogeneo (=tutti i suoi punti sono uguali tra loro); è isotropo (= tutte le rette che passano per uno stesso punto sono identiche tra loro).
Ora dobbiamo confrontarlo con lo SPAZIO RAPPRESENTATIVO, che è il quadro delle nostre sensazioni e rappresentazioni (=riproduzione delle ns sensazioni), e che a sua volta si può dividere in visivo, motorio, tattile. Tutti e tre i caratteri dello sapzio rappresentativo sono lontani dallo spazio geometrico. Vediamo perchè.
Lo spazio visivo - Un’impressione visiva è data da un’immagine che si forma sul fondo della retina. Esso è sì continuo, ma possiede solo 2 dimensioni (è solo valutando le distanze che percepiamo la terza dimensione, e questo grazie allo sforzo di convergenza che fanno gli occhi); non è omogeneo, perchè non tutti i punti della retina sono uguali, cioè non svolgono il medesimo ruolo (es il punto che occupa il centro apparirà diverso da uno che occupa i bordi), non è uno spazio isotropo. [nb: percepire 3dimensioni=gli elementi delle ns sensazioni visive saranno completamente definiti quando se ne conosceranno 3 di loro]. È tuttavia vero che noi appunto percepiamo uno spazio che ha, effettivamente, 3 dimensioni. La terza dimensione ci è rivelata dallo sforzo di accomodazione e dalla convergenza degli occhi; sono qeuste due variabili indiscernibili. Ma questa loro relazione costante è un fatto sperimantale. Non è una regola fissa, a priori, per cui non ci è possibile pensare il contrario. Infatti un essere su un mondo in cui tali due variabili risultasssero separate, potrebbe percepire la quarta dimensione.
Lo spazio che noi percepiamo rimane invece un continuo fisico a tre dimensioni.
Lo spazio motorio e tattile (95) – Oltre ai dati della vista e del tatto (ancora più complicato), ci sono altre sensazioi che contribuiscono alla formazione della nozione di spazio; le SENSAZIONI MUSCOLARI, a cui corrisponde il quadro dello spazio motorio. Le cose si fanno complicate in quanto considerando la quantità di sensazioni muscolari ciascuna di provenienza diversa, le variabili del ns spazio sarebbero tante quante i muscoli che abbiamo, e quindi dovremmo percepire tante dimensioni quanti sono i ns muscoli. Tuttavia le sensazioni muscolari concorrono a formare la nozione di spazio in quanto abbiamo la capacità di sentire la direzione del movimento, un sentire geometrico. In realtà tutto questo , tutte le mie sensazioni/movimenti con la stessa direzione sono legate nella ns mente da una semplice associazione di idee. Grazie ad essa sentiamo la direzione. Ma tale associazione è qualcosa di acquisito, risultante da un’abitudine, a sua volta frutto di innumerevoli esperienze; dipende dunque dall’educazioe dei ns sensi in un certo modo e in un certo ambiente.
(97)
Abbiamo quindi visto come lo spazio rappresentativo differisca da quello geometrico.
Allora quando diciamo che “proiettiamo o ci rappresentiamo” nello spazio geometrico gli oggetti esterni siamo poco precisi e poco corretti. Infatti non è possibile rappresentarci i corspi esterni nello spazio geometrico. Le rappresentazioni che si formano nella ns mente tramite i ns sensi formano lo sapzio rappresentativo, ed esso è solo un’IMMAGINE dello spazio geometrico, deformata da una sorta di prospettiva. Allora non è corretto dire che ci rappresentiamo i corpi esterni nello sp geom, ma se mai che ragioniamo su questi corpi come se fossero situati nello spazio geometrico. E più che proiettare un corpo nello spazio, ci rappresentiamo i movimenti necessari per raggiungere quell’oggetto. Le sensazioni muscolari che accompagnano i movimenti non hanno infatti carattere geometrico, e quindi non implicano in alcun modo la preesistenza della nozione di spazio.
Dunque, l’idea di spazio geometrico non proviene dalle ns sensazioni. Resta da vedee da dove provenga.
Nessuna delle nostre sensazioni da sole avrebbe potuto condurci all’idea di spazio: vi giungiamo studiando le leggi secondo le quali le sensazioni si succedono.
Sappiamo innanzitutto che le nostre sensazioni sono soggette al CAMBIAMENTO. Tali cambiamenti dipendono dagli oggetti che abbiamo davanti, e posso essere c di stato e c di posizione (spostamento). Mentre il orimo non può essere corretto, il cambiamento di posizione ci permette di ripristinare l’insieme primitivo di impressioni, cioè di ristabilire lo stato iniziale. Si possono dunque correggere (volotariamente o meno – es. Oggetto che si sposta e noi che lo “teniamo d’occhio”, compensando il suo cambiamento di posizione/movimento con un altro movimento del ns occhio).
La nostra sensazione di spazio dipende quindi dal ns senso muscolare e dalla nostra possibilità di movimento.
(101) Non possiamo sapere a priori se la compensazione è possibile; è l’esperienza che ci insegna che a volte si realizza, e solo da quasto fatto sperimentale partiamo per distinguere tra c di stato e di posizione.
(103)
Tra gli oggetti che ci circondano ve ne sono alcuni che di frequente sono soggetti a spostamenti e il cui movimento può essere corretto da un movimento correlato del ns corpo; sono i CORPI SOLIDI (forma fissa, non si deformano --> solidi invariabili). È grazie all’esistenza di corpi solidi in natura che esiste la geometria.
Tra i cambiamenti possiamo distinguere tra interni ed esterni. E due fenomeni diversi sono per noi accomunati dal fatto di costituire spostamenti ovvero di poter essere corretti da un ns movimento correlato; hanno cioè caratteristiche spaziali simili, perchè sono correggibili con lo stesso movimento di compensazione. La compensazione è possibile però solo se i costri organi di senso si muovono in blocco, tutti assieme, come un corpo solido.
In tutto questo siamo portati a distinguere tra due categorie di fenomeni: i camb esterni sono quelli “involontari”, degli oggetti esterni; i camb interni sono quelli di carattere opposto (volontari e accompagnati da sensaz muscolari) che noi attribuiamo ai movimenti del ns corpo. Sono due categorie. Alcuni camb di una categoria sono compensati/correggibili da un cambiam correlato dell’altra categoria; cioè tra quelli esetrni distinguiamo quelli che possono essere da noi corretti( che hanno un correlato) e che sono detti per questo spostamenti; e viceversa.
C’è quindi reciprocità tra le categorie e grazie ad essa possiamo definire una classe di fenomeni che chiamiamo spostamenti. (= tipo di cambiamento, di posizione, che è suscettibile di correzione/compensazione da parte di un movimento ad esso correlato proveniente da noi, dal ns corpo.) (107)
L’OGGETTO DELLA GEOMETRIA sono le LEGGI di tali SPOSTAMENTI. Nella nostra esperienza, sono le leggi secondo cui si muovono i solidi invariabili. (ad es in un mondo di solidi differenti, un mondo non euclideo, saranno le leggi di corpi che si muovono in modo diverso, influenzato da altre variabili. --> vedi 109).
La geometria dunque si occupa, in linea generale, delle leggi degli spostamenti (fenomeni dove il movimento può essere corretto/compensato da un altro movimento volontario correlato, del ns corpo/organi di senso; in modo da riportare l’oggetto allo stato iniziale.
Queste leggi sono molte, ed è troppo complicato analizzarle tutte (vedremo ora solo la legge di omogeneità); l’importante è sapere che l’insieme di tutte queste leggi a cui rispondono gli spostamenti formano quello che i matematici chiamano GRUPPO (=modello, teoria, insieme di leggi e relazioni)
La legge di omogeneità (per cui lo spazio è omogeneo e isotropo) è spiegabile riprendendo il discorso fatto per la natura del ragionamento matematico (dimostrazione per ricorrenza, cioè la possibilità di ripetere indefinitamente una stessa operazione); analogamente un movimento che si è prodotto una volta può ripetersi una seconda e così via, senza che le sue proprietà variino. Cioè, esemplificando, poichè questa legge è visibile anche nella ns esperienza (ce ne fornisce un esempio), un movimento a per passare da stato A a stato B, corretto da un movimento correlato b sarà analogo ad altro un movimento, a1 che ci fa passare da A a B e che è allo stesso modo suscettibile di essere corretto da un movimento correlato b1. Le sensazioni muscolari del movimento correlato b corrispondono alle stesse sensaz muscolari del movim correlato b1. In questo senso diciamo che lo spazio è omogeneo e isotropo.
Quindi, lo SPAZIO GEOMETRICO non è un quadro imposto a ciascuna delle ns rappresentazioni (immagini); se fosse così, sarebbe impossibile rappresentarsi un’immagine spogliata di questo quadro, e la ns geometria non potrebbe essere da noii cambiata in nessun modo. Invece come abbiamo detto, la geometria non è che il riassunto delle leggi secondo cui queste immagini si succedono; proprio per questo, niente ci impedisce di immaginare una serie di rappresentazioni simili alle nostre che però si succedono secondo leggi (gruppi) differenti da quelle a cui siamo abituati (perchè altri gruppi cioè altre teorie, modelli, insiemi di leggi e relazioni significano altre geometrie). E è chiaro che esseri educati in un ambiente con queste leggi avrebbero una geometria molto diversa dalla nostra (ma pur sempre legittima!); si possono ipotizzare mondi immaginari con certe caratteristiche e quindi anche leggi di un certo tipo (vedi 109, esempio di mondo racchiuso n una sfera); ma nulla in queste ipotesi è contraddittorio o inimmaginabile.
Per capire il perchè bisogna tener presente innanzitutto la regola generale, per cui la geometria si occupa delle leggi degli spostamenti (movimenti suscettibili di correzione/compensazione).
Ora, per noi (nel ns mondo “euclideo”) la geometria sarà lo studio delle leggi degli spostamenti di solidi invariabili (la cui nozione ci viene suggerita dall’esperienza, nella quale troviamo corpi solidi naturali invariabili); per esseri di un mondo non euclideo sarà ancora lo studio delle leggi di spostamenti, ma spostamenti peculiari, non euclidei (ad es corpi saranno solidi che subiscono dilatazioni ineguali conformi ad una legge di temperatura) ; poichè i corpi in questo mondo ipotetico sono sottoposti a differenti leggi, gruppi, anche la geometria sarà lo studio di leggi, gruppi differenti, poichè appunto essa riguarda unicamente le relazioni tra i corpi, corpi che si muoveranno secondo gruppi non euclidei.
Ciò che rimane uguale nel ns ipotetico mondo non euclideo è la possibilità di correggere/compensare i cambiamenti di posizione degli oggetti esterni grazie a movimenti correlati degli esseri senzienti che abitano questo mondo; in modo da ripristinare lo stato iniziale, ossia l’insieme originario di impressioni. Ed è questo che permette di costruire un geometria; infatti essa consisterà nello studio dei cambiamenti di posizione che si potraano individuare; tali cambiamenti saranno spostamenti non euclidei, e dunque anche la geometria che li studia sarà un a geometria non euclidea. Così degli esseri con la mente uguale alla nostra, ma educati in un mondi del genere avranno una geometria diversa. (+ Quattro dimensioni – 113,115 XX)
Conclusioni:
Abbiamo constatato che l’esperienza svolge un ruolo indispensabile per la genesi della geometria; ma non si può concludere che essa sia una scienza sperimentale! Infatti sarebbe approssimativa e grossolana. Invece, l’oggetto di studio proprio della geometria sono corpi solidi non empirici/naturali, bensì solidi ideali, invariabili, che sono un’immagine dei primi molto semplififcata. La nozioni di questi corpi solidi ideali è frutto della nostra mente. L’esperienza serve solo come occasione per farli emergere; infatti i solidi naturali ci sono familiari in quanto sono quelli che ci circondano nel nostro mondo; e poichè la nozione generale di gruppo preesiste nella nostra mente, come forma del ns intelletto, è l’esperienza che ci deve guidare nella scelta del gruppo più comodo per rapportarci ai fenomeni naturali. Dunque non ha senso chiedersi se ci sia una geometria più vera; possimo solo sapere qual è la più comoda, ed è certamente per noi quella euclidea. Ma ciò non toglie che altre geometrie siano ugualemente legittime, benchè lontane dalla ns esperienza/sensibilità/abitudine.
[ Da: J.H. Poincarè (1907), La scienza e l'ipotesi, Bompiani ]